Se facessimo un esempio su un’ipotetica facciata di un edificio, vedremo i seguenti comportamenti. Nel primo schema rappresentiamo una facciata normale non trattata, osserviamo che la pioggia battente sull’involucro tenderà a creare delle gocce molto allungate, che tenderanno a scivolare sulla superficie senza portare via le impurità che possono aderire con maggiore facilità. Nel secondo schema, riportiamo la stessa facciata, trattata con un rivestimento nanotecnologico (tratteggiato in rosso solo per indicarne il posizionamento, il rivestimento è invisibile), in questo caso vediamo che la pioggia crea delle gocce “sferiche”, che rotolando attraggono a se tutte le particelle di sporco presenti, descrivendoci nel miglior dei modi l’ “effetto loto”.

TRATTAMENTI SUPERFICIALI NANOTECNOLOGICI

Quindi per comprendere nel dettaglio l’ ”effetto loto”, basterà capire l’interazione tra la foglia e le molecole/atomi che appoggeranno su di essa. Ad esempio, delle molecole di acqua posizionate su una superficie non avranno isotropia di interazione attrattiva in tutte le direzioni, questo significa che non riusciranno a “legare” in nessun punto della superficie, conseguentemente tenderanno a contrarsi spontaneamente rientrando all’interno di se stesse (gocce sferiche), creando una “tensione” alla superficie.
La tensione superficiale è quindi determinata dall’intensità delle interazioni intermolecolari nella materia, ad esempio l’acqua è un liquido ad alta tensione superficiale.
Conseguentemente sulla foglia del loto e sulle superfici trattate con dei rivestimenti nanotecnologici l’acqua non bagnerà la superficie e tenderà a creare delle gocce con un alto angolo di contatto tra esse e la superficie. Perciò un angolo di contatto elevato  (α > 100°) può essere interpretato come un alto indice di repellenza all’acqua. Mentre su una superficie qualunque non trattata una goccia d’acqua tenderà ad espandersi lateralmente e di conseguenza avrà un angolo di contatto molto più basso ( α < 100°).

Con queste soluzioni innovative possiamo proteggere tutti gli edifici, e i materiali che li costituiscono, dalla sporcizia, dall’acqua e da tutti i problemi che porta con sé.
Nelle pagine precedenti abbiamo parlato dell’effetto loto e delle semplificazioni che ci può dare nell’ambito della pulizia di una facciata, sia opaca che vetrata. Ma le problematiche vanno ben oltre alla sola pulizia, bisogna preservare gli edifici, soprattutto quelli storici e di particolar pregio storico artistico dall’aggressione dei componenti chimici che la pioggia nasconde al suo interno (piogge acide), dovute dall’inquinamento atmosferico.
L’acqua inoltre può provocare danneggiamento meccanico a causa dell’assorbimento capillare e dalle successive fasi termiche di congelamento e scongelamento.
Altri punti importanti sono la facilità e la non invasività di applicazione dei rivestimenti, l’ottimo rapporto costi/benefici.
Sicuramente bisognerà applicare di caso in caso le giuste soluzioni e verificare sempre l’applicabilità dei rivestimenti in funzione dei materiali e delle caratteristiche architettoniche dell’edificio.

Fonte: Tesi di Laurea Specialistica, Politecnico di Torino, Facoltà II Architettura,

Paola Borgarello, Marco Galletti, 2008